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La NBA riparte dalla disfatta dei Warriors in quel di Brooklyn

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Se è vero che la opening night contava anche il derby losangelino tra Laker e Clippers, è altrettanto vero che il primo match della 75° stagione della storia della NBA è stato quello tra Nets e Warriors.

La partita dell’ex, Kevin Durant, ma anche la partita che, spirata la quarta sirena, ci restituisce una sentenza severa rispecchiante la situazione delle due franchigie: da un lato una squadra completa, ricca di talento affermato e alla ricerca del titolo; dall’altro un gruppo giovane e nuovo che deve ancora costruire la giusta chimica.

Diciamo comunque che, nonostante il risultato fosse largamente prevedibile, dalla seconda franchigia magari ci si aspettava qualcosina in più.

Di fatto, il primo match stagionale viene deciso nel primo periodo. Brooklyn, trascinata da Irving (17 punti, 6/8 dal campo e 3/4 dall’arco) e Durant (10 punti, 4/7 dal campo e 1/1 dall’arco), vola agilmente sulla doppia cifra di vantaggio sfruttando le grandi praterie lasciate propri avversari in seguito a continui errori nelle rotazioni. Se infatti in padroni di casa arrivano a tirare 7/12 dall’arco e con il 59% totale dal campo, non è certo perché di fronte a loro si pone una difesa aggressiva e organizzata.
Se poi alla difesa versione “scolapasta” uniamo anche un attacco troppo impreciso, soprattutto su tiri wide open, per i Warriors l’unica soluzione è alzare bandiera bianca fin da subito. La truppa di coach Steve Kerr chiude infatti i primi 12′ di gioco tirando 2/10 dall’arco (entrambe le triple a bersaglio sono arrivate negli ultimi due giri d’orologio del periodo, dopo aver toccato il -21 sul 40-19) e con il 26% totale dal campo. Con un colpo di reni Curry e soci si portano sul -15, ma il match è ormai segnato.

Il secondo periodo è un po’ più equilibrato, nel senso che anche i Nets cominciano a sbagliare qualcosa in più. Tuttavia, risulta evidente che, anche se i ragazzi di coach Steve Nash non trovano con continuità il fondo della retina, l’inerzia del match non si sposta di un centimetro. Golden State rosicchia magari tre o quattro punti, ma non è comunque in grado di incarnare una reale minaccia per i propri avversari. Se la difesa può comunque giovare degli errori avversari, il problema è una fase offensiva che concretizza poco o nulla.
All’intervallo lungo infatti le cifre di Oubre e Wiggins, ovvero i due giocatori che maggiormente dovrebbero supportare Curry, parlano da sole: 12 punti, 4/20 dal campo e 1/7 dall’arco in due, tenendo anche presente la mancanza di lucidità in più di un’occasione nel valutare la shot selection. Solo “Mastichino”, autore di 16 punti (6/15 dal campo e 2/7 dall’arco) e 5 assist, e un positivissimo Wiseman (7 punti, 4 rimbalzi e 2 rubate) sembrano in qualche modo tenere in piedi una baracca prossima al crollo definitivo.

Nella ripresa, finalmente si potrebbe dire, viene dichiarato il KO tecnico della franchigia di San Francisco. Se infatti Brooklyn era approdata all’intervallo lungo sul +18 solo grazie ad una tripla da 9 metri di Irving (24 punti, 9/13 dal campo e 4/7 dall’arco nei primi 24′ di gioco), dopo una seconda frazione giocata alquanto spensieratamente, nella terza frazione i bianconeri danno altro gas e nel giro di qualche minuto si trovano a veleggiare sulle 30 unità di vantaggio. Per gli ospiti la situazione continua a precipitare e almeno si pone fine a quell’agonia che poteva essere il limbo di un gap tra le 15 e le 20 unità: quella classica situazione in cui non si capisce mai se sarai in grado di rimontare da un momento all’altro oppure se il tuo avversario a breve ti darà lo stacco decisivo.

A questo punto inutile dire che il terzo è l’ultimo periodo in cui le prime linee dei Nets mettono piede in campo.

Gli ultimi 12′ di gioco, oltre a definire il punteggio finale e a far divertire la second unit dei padroni di casa, servono soprattutto ai Warriors per far macinare minuti a Wiseman – autore di una buona prova da 19 punti (7/13 al tiro) e 6 rimbalzi – e per creare una maggiore sintonia di squadra in una situazione competitiva.

[per vedere i tabellini cliccare QUI]


Cosa ci lascia questo primo match stagionale? Beh, considerando che è la opening night e che il dislivello tra le due squadre era più che marcato, non è che si possano trarre chissà che conclusioni.
Sicuramente Brooklyn si è dimostrata una squadra compatta, valida su ambo le metà campo senza particolari forzature. Segnali molto positivi in vista del percorso che attende Irving, Durant e soci. Dall’altro lato troviamo invece una Golden State che ha già avuto modo di veder evidenziati tutti i propri limiti. L’obiettivo playoff non è un’assurdità, ma se non si dà un po’ di solidità alla difesa e giocatori come Oubre e Wiggins (per non citare gregari secondari) non sostengono Curry, il risultato è evidente. Unica nota positiva, come già affermato, è sicuramente il debutto di Wiseman.

Ah no, quasi dimenticavo. Anche il tap-in di Oubre non è stato male.




(Immagine di copertina dal sito dei Brooklyn Nets)

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