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Un LeBron d’annata

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Dopo aver scollinato i 36 anni, LeBron James migliora partita dopo partita, e nonostante sia alla sua diciottesima stagione in NBA non accenna a voler sollevare il piede dall’acceleratore. Qualche settimana fa, proprio il giorno del suo compleanno, ci ha e si è regalato la partita consecutiva numero 1000 in doppia cifra. Aveva già superato il record a marzo 2018 – Jordan si era fermato a quota 866 –, ma il Re non ha ancora tirato il fiato e continua a inanellare super prestazioni una gara dopo l’altra. Come un buon vino d’annata che con il passare del tempo non fa altro che migliorare.



Alla domanda su come limitare il minutaggio di LBJ, dopo la vittoria contro i Grizzlies del 3 gennaio, coach Vogel ha risposto: “Se continua a fare grandi giocate è difficile tenerlo fuori”. Già, perché nel quarto periodo di quella partita LeBron ha segnato 13 punti e trascinato i suoi alla vittoria, quando all’inizio degli ultimi 12 minuti i Lakers erano sopra solo di due lunghezze (finale: 108-94). “Cerchiamo di gestire i minuti e il suo utilizzo nel migliore dei modi, ma quando è sul parquet, lui è così. È competitivo come nessun altro nella lega e i suoi 13 rimbalzi difensivi, è difficile prenderli quando non sei un centro. Questo fa parte del suo spirito competitivo, vuole sempre vincere ed essere determinante”. Oltre ai 22 punti totali, James ha raccolto 13 rimbalzi e smistato 8 assist quella notte, trascinando i gialloviola fino a un vantaggio di sedici punti – durante la gara con LeBron in campo si è toccato anche il +19.

In realtà quest’anno il numero 23 ha più aiuti dalla panchina. James non è più l’unico creatore di gioco: Schroder in regia e Gasol, sia dal perimetro che in post, gli permettono di rifiatare e di concentrarsi su altri aspetti del gioco, come i movimenti senza palla che abbiamo visto all’inizio della sua carriera. The Chosen One è diventato il terminale delle azioni offensive dei Lakers, non è più il playmaker accentratore della passata stagione (o lo è per lo meno in misura minore). Ha aumentato così la sua percentuale di canestri assistiti da dentro l’arco di quasi il 10%, passando da un 24.1% dello scorso anno al 32.6% attuale – nel mese di dicembre il rapporto era di 23.4% contro il 43.8% di questa stagione.

James rimane comunque il collante di questi Lakers che conducono la Western Conference con un record di 8-3. Nonostante un minutaggio inferiore – 32.5 rispetto ai 34.5 delle prime 11 partite del 2019 – così come i suoi assist (da 11.1 a 7.7 a partita), il tabellino dei punti e dei rimbalzi recita 24 (contro i 23.9) e 8.3 (contro gli 8), in crescita rispetto alla precedente stagione. Se poi rapportiamo queste statistiche su 100 possessi notiamo come nella categoria punti (35.2 vs 34.6), tiri tentati (26.7 vs 26.5), tiri da tre tentati (8.8 vs 8.7), tiri liberi tentati (8.8 vs 7.8) e percentuale dalla linea della carità (71.2 vs 69.3) abbiamo un netto innalzamento delle sue medie generali.

Nel frattempo non c’è un minuto di pausa neanche fuori dal campo, dove il nativo di Akron valuta le prestazioni dell’intera squadra e dà anche i voti: “Abbiamo giocato quest’inizio di stagione da B, al massimo B+. Vogliamo e dobbiamo migliorare. La cosa importante è che abbiamo tempo per farlo”. Tempo che durante l’offseason è mancato: i Lakers hanno avuto infatti solo 71 giorni prima di tornare in campo, ma per il Re non è necessariamente uno svantaggio: “C’è una linea sottile tra quanto possiamo spingere, quanto possiamo riposare e quanto possiamo rimanere in ritmo. Perché io e i ragazzi nella bolla abbiamo costruito una grande alchimia che vogliamo preservare e coltivare il più possibile”.


Ci sono mille motivi che potrebbero permettere a James di togliere il piede dall’acceleratore, soprattutto dopo il titolo vinto lo scorso ottobre, ma ce ne sono mille e uno che lo spingono a fare sempre di più. Uno tra questi è l’appuntamento con la storia, con Abdul-Jabbar, lì in alto nella classifica dei top-scorer NBA. Sta tutto nella sua natura competitiva, nella salute fisica e soprattutto mentale che lo rendono speciale come nessun altro, unite ad un istinto che lo porta a migliorare, anno dopo anno, fino a quando non verrà detronizzato. E ciò non accadrà molto presto.

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