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Mister Efficacia

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La sera del 18 novembre 2020 doveva essere magica per Tyrese Haliburton, visto che stava per entrare del dorato mondo della NBA dalla porta principale. Per un anno intero era stato in lizza per una delle primissime posizioni del Draft, e nelle ultime settimane Chicago, Detroit, New York, Atlanta e persino Golden State avevano espresso, più o meno velatamente, un interesse particolare per il play di Iowa State. Del resto non poteva che essere naturale, visto che nei due anni passati ad Ames (sede del campus di Iowa State, ndr) Tyrese è cresciuto costantemente fino a diventare uno dei playmaker, anzi dei giocatori, più completi del panorama collegiale. La stagione da sophomore – chiusa a 15 punti, 6 rimbalzi, 6 assist, il 50% dal campo e il 42% da tre punti – lasciava pochi dubbi sulle sue qualità.

Leader e idolo con la maglia dei Cyclones di Iowa State

Eppure, proprio la sera che doveva consacrarlo si è tramutata di colpo in un’inattesa sofferenza. Piano piano, tutte le franchigie che sembravano molto interessate hanno preferito intraprendere altre strade. Se i Bulls e gli Hawks hanno deciso, comprensibilmente, di puntare su un profilo diverso (rispettivamente, Patrick Williams e Onyeka Okongwu), quando sia i Pistons che i Knicks – bisognose come non mai di un play di livello – hanno virato su Killian Hayes e Obi Toppin, si è temuto che qualcosa non andasse in Haliburton. In effetti la storia del Draft non è nuova a discese repentine a causa di report medici e problemi comportamentali, ma sul prodotto di Iowa State non c’erano state avvisaglie nei giorni precedenti.

La sua personalissima angoscia si è arrestata quando i Sacramento Kings, stupiti quanto ogni spettatore del Draft, lo hanno selezionato alla dodicesima chiamata. Una caduta davvero clamorosa, ma Tyrese è abituato a essere snobbato: anche al liceo era tutt’altro che un prospetto di primo piano, tanto sottovalutato che nella graduatoria dei migliori liceali del 2018 figurava al 177° posto, addirittura al 29° tra le point guard.

Le prime partite di questo nuovo campionato hanno già offerto un discreto presagio di cosa potrà essere Tyrese nella NBA. Non il giocatore più spettacolare della lega, ma certamente un giocatore solido, continuo e concreto: tutto ciò che ciascuna squadra con ambizioni va ricercando. L’incredibile efficacia che lo distingueva al college si è trasferita senza nessun problema anche tra i “pro”: le percentuali del 52% dal campo e del 50% da tre punti sono di per sé chiare, ma lo è ancor di più il rapporto “assist turnover ratio”, dal quale emerge come Tyrese distribuisca 7 assist per ogni palla persa. Una statistica irreale, soprattutto per un esterno che gestisce molto il pallone.

Non il più elegante jump shot della NBA, ma certamente uno dei più efficaci

Per adesso si accomoda in panchina e funge da sesto uomo, ma non per questo il suo impatto ne risente (oltre 12 punti e 5 assistenze di media in neanche 29 minuti d’impiego). Basta chiedere a Chicago (non stranamente una delle indiziate per la sua selezione al Draft), sconfitta dai Kings grazie ai 17 punti, 7 rimbalzi e 6 assist, nonché la tripla della staffa a pochi secondi dal termine, di un perfetto Tyrese.


La concorrenza non manca, ma se fosse Tyrese il prossimo Rookie of the Year?

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