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Greetings from Asbury Park

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Aeroporto di San Francisco, 1 Aprile 2018: fatto il check-in, come faccio sempre prima di un volo di rientro dagli States (ah, bei tempi quando era normale viaggiare…), mi dirigo verso l’edicola. Anche se con internet è possibile leggere ogni sorta di notizia in tempo reale, ed è normale trovare alcune riviste americane nelle nostre edicole, per me il viaggio oltreoceano è sempre accompagnato dalla voglia di leggere i loro magazine sportivi. Sugli scaffali della fornitissima edicola trovo quello che cerco, quindi pago e mi reco all’imbarco.

Appena mi accomodo sulla poltroncina, inizio a sfogliare le riviste. M’imbatto in un articolo molto interessante sul basket liceale del New Jersey, ma è in arrivo il carrello della cena. L’impazienza di tornare a leggere non mi fa apprezzare appieno l’ottimo riso con pollo e verdure contenuto nella mia vaschetta (se si rimpiange il pasto delle compagnie aeree, la situazione è davvero preoccupante). Terminato il lauto pasto, riprendo l’articolo e leggo di tal Nazreon Reid, un ragazzone di duecentosei centimetri originario di Asbury Park (titolo del primo album di Bruce Springsteen, il “Boss” del New Jersey, e non solo) che figura ai primi posti della graduatoria riservata ai migliori liceali d’America. Fino a due anni prima di tale articolo era solo una guardia leggerina, ma una repentina ed eccezionale crescita lo ha trasformato in “Hollywood” (il suo soprannome dell’epoca), cioè un giocatore spettacolare che rappresenta un incubo per ogni difensore avversario: troppo potente nei pressi del canestro, ma allo stesso tempo in grado di fronteggiarlo, muoversi con leggiadria e colpire dalla distanza grazie a delle mani morbidissime.

Da quel momento, mi appassiono alla sua storia, ne seguo il reclutamento e la carriera al college. Fatto stranissimo per un ragazzo della East Coast, “Naz” sceglie Louisiana State. Ci sono voci che parlano della solita borsa contenente svariati dollari, ma dietro a una scelta così sorprendente si cela un motivo dolcissimo: Naz è infatti legato sentimentalmente a Raven Farley, anche lei in arrivo a LSU per giocare nella squadra femminile, e da “Romeo” innamorato vuole starle vicino.

I Tigers disputano una stagione entusiasmante, vincono 28 partite, si aggiudicano il titolo della regular season della SEC e si arrendono solo alle soglie della Final Four. Per Naz, invece, il matrimonio con i Tigers non é felicissimo (come la relazione con Raven, che deraglia poco dopo il trasferimento a Baton Rouge): fatica enormemente a trovare la giusta collocazione in una squadra che può contare sul talento di Tremont Waters (adesso ai Celtics), Emmitt Williams e Skylar Mays, “accontentandosi” di una chiusura a 13 punti e 7 rimbalzi di media. Le aspirazioni NBA subiscono una brusca frenata, anche perché i maligni fanno notare che la dieta del Sud non ha certo giovato alle sue condizioni fisiche. Se a novembre era tra i primi dieci prospetti del Draft, il 20 giugno 2019 Naz attenderà invano di sentire associato il suo nome a una delle sessanta chiamate.

“Undrafted”, un’etichetta quasi imbarazzante per un prospetto come Reid.

Nella NBA, però, il talento è sempre ricercato con avidità, quindi i Timberwolves decidono di dare una chance a quel giovane che, di fatto, ha sbagliato una sola stagione nella sua giovane carriera. Naz firma un two-way contract ed entra nel mondo della NBA, anzi della G-League. Non certo l’epilogo che si aspettava quando aveva rilasciato l’intervista letta sul San Francisco–Londra, ma l’importante è avere a disposizione un’opportunità per dimostrare il proprio valore.

E Reid la coglie. Dopo le ottime prove negli Iowa Wolves (la squadra associata a Minnesota), l’ 8 dicembre 2019 esordisce nella NBA: 3 punti in poco più di 2 minuti. Non il massimo, ma coach Saunders ne nota le qualità e decide di farlo giocare con maggiore continuità affinché possa diventare una pedina importante della squadra che proverà l’assalto ai playoff nel campionato 2020/2021.

Per la verità, i Wolves sono alle prese con la consueta stagione deludente e altalenante, ma per Naz questo è un anno speciale. Complici i ripetuti guai fisici di Karl-Anthony Towns (anche lui, curiosamente, figlio del New Jersey, ndr), Reid è già partito in quintetto 13 volte e sta contribuendo a mantenere vive le speranze di postseason con 12 punti e 5 rimbalzi di media, il 52% dal campo e un ottimo 39% dall’arco dei tre punti. Il miglioramento rispetto al giocatore timoroso dello scorso anno è evidente (9 punti, con il 41% dal campo e 33% da tre punti). Il 6 febbraio ha addirittura trascinato i compagni con ben 29 punti contro Oklahoma City, ma il suo sforzo è risultato inutile.

E’ difficile definirlo “esplosivo”, ma rispetto ai tempi di LSU ha smaltito qualche chilo in eccesso (avrà accantonato il pesce gatto?), e questo gli ha regalato una coordinazione sorprendente per un giocatore di oltre 115 chili quando fronteggia il canestro.


Dopo le peripezie legate al suo ingresso nella lega, Naz può considerarsi a tutti gli effetti un giocatore NBA, ma questo è solo il primo passo: se continuerà a lavorare sul fisico e sul tiro dalla distanza, al “ragazzone” di Asbury Park potrebbero presentarsi ben altre opportunità, molto più stimolanti e ben remunerate…

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