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Jerami Grant: dalle stalle alle stelle

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Dopo una stagione convincente con i Denver Nuggets, Jerami Grant sembrava destinato ad approdare in grandi piazze pronte ad offrirgli un super contratto e un posto di primo piano nella rincorsa al titolo. La realtà è stata molto diversa: il talento di Syracuse è arrivato ai Detroit Pistons, squadra tutt’altro che pronta ad offrire un contesto stimolante al giocatore.

Motown ha presentato un contratto da 20 milioni annuali per tre anni, cifra che ha fatto storcere il naso a molti addetti ai lavori e che ha attirato lo scetticismo dei più. Il motivo di questi numeri però non ha tardato a palesarsi: Grant ha alzato l’asticella del gioco e si è guadagnato fin da subito i galloni di leader in campo. Frutto di un contesto privo di talento o tutto merito delle qualità del ragazzo?


Nuovo ambiente

Sicuramente Jerami è arrivato in una squadra senza nessuna pretesa e pochissime ambizioni. Blake Griffin è diventato praticamente un peso visti i continui infortuni e le prestazioni ai limiti della svogliatezza, Derrick Rose è stato ceduto ai Knicks e i giocatori rimasti in rosa non sono propriamente delle stelle.

Grant, 26 anni, viene da una discreta stagione in quel di Denver, dove ha mostrato ottime qualità sia in attacco che in difesa, soprattutto ai playoff contro squadre di lignaggio ben superiore a quello dei Nuggets. Le Finals di Conference contro i Lakers sono state il banco di prova definitivo che lo ha messo in evidenza e sui radar di molte contender.
Eppure decide di approdare in un contesto come quello di Detroit. La scelta, non chiara ai più, è piuttosto scontata nel suo intento: Jerami non vuole giocare da secondo o addirittura terzo violino, vuole prendere in mano una squadra tutta sua e dimostrare il suo talento.

L’arrivo ai Pistons non è quindi dettato solo dai soldi, ma da una motivazione ben più profonda e ammirevole. In un’intervista rilasciata appena dopo la scelta, Grant ha dichiarato di essere andato in Michigan per essere allenato da un coach afroamericano in una squadra di proprietà di un altro afroamericano. Il messaggio lanciato con questo gesto è di grandissimo impatto in un momento come questo e getta nuova luce su una decisione altrimenti opinabile.


Il ruolo all’interno della squadra

Pochi giri di parole: per i Pistons ormai è il padrone assoluto, l’uomo da cercare quando la palla scotta.

Punti, rimbalzi, assist, difesa, Grant è un tuttofare che ha finalmente trovato il terreno perfetto in cui crescere: le sue medie sono esplose dal suo arrivo a Detroit, catapultandolo dai 10 punti medi tenuti fino a questo momento in carriera fino ai 23 della stagione in corso.
Motivato probabilmente dalla pochezza della squadra e dall’essere finalmente la stella del roster, Jerami ha preso per mano i compagni per guidarli in campo: oltre ai punti appena citati, anche i rimbalzi e gli assist sono aumentati arrivando praticamente al doppio di quelli messi a referto nel campionato precedente, rispettivamente da 3.5 a 5.9 e da 1.2 a 2.9.

La tabella mette in luce le grandi differenze tra questa stagione e la scorsa (fonte: Basketball Reference)

Pur essendo un giocatore a tutto tondo, il lato dello scorer prevale su tutti gli altri: ovviamente è il migliore della squadra per punti segnati con un distacco di 11 unità dal secondo, Blake Griffin, ma il suo è un contributo totale, spaziando dall’attacco alla difesa dove guida il team anche per media di stoppate a partita.

Il fatto che sia il giocatore di maggior qualità in un roster tutto da migliorare sicuramente lo aiuta nel suo processo di crescita individuale e dà certamente più risalto ai suoi numeri. Ciononostante, il successo di Grant non è da attribuire solo a questo ma anche alla straordinaria etica del lavoro che il ragazzo ha mostrato sin dal suo arrivo. Non a caso coach Casey è rimasto piacevolmente impressionato dalla voglia di Jerami di mettersi in gioco e fare i passi necessari per ottenere lo status definitivo di stella: “Non è più “l’altro” in attacco, è il protagonista. È un work-in-progress ma migliora sempre di più”.

Parole al miele per un giocatore che può diventare, per età e caratteristiche, il volto nuovo di una franchigia in ricostruzione. Il prossimo anno il pesante contratto di Griffin scadrà e Detroit avrà quaranta milioni di spazio salariale da sfruttare per firmare giovani a cui affidare il futuro della squadra, sempre sotto la guida di Grant.

Se il front office sarà in grado di investire coscienziosamente quei soldi potremo aspettarci cose interessanti da parte dei Pistons, al momento tra le peggiori squadre di tutta la NBA.


Dove può arrivare?

L’obiettivo più realistico nell’immediato è quello di fare il definitivo salto di qualità, migliorando costantemente fino a colmare il distacco con i top player già affermati. Meta assolutamente alla portata se vogliamo credere a quanto detto da Casey.

Rispetto allo scorso anno Jerami si è ritrovato molto più spesso la palla in mano, soprattutto in situazioni delicate, e la buonissima capacità nella gestione di questi possessi si è manifestata in fretta: pur con ampi margini di sviluppo, Grant ha mostrato spiccate doti al tiro, sia da tre che dal mid-range fino alla penetrazione al ferro. Se la media dal campo è calata, mentre quella dall’arco è rimasta pressoché invariata, alla fine dei giochi l’unica percentuale che è stata migliorata è quella dalla lunetta. tuttavia bisogna considerare che il prodotto di Syracuse si prende il doppio dei tiri rispetto alla scorsa stagione, quindi è normalissimo aspettarsi un calo a livello di precisione. Con il giusto lavoro però potrà rifinire i suoi numeri (tutt’altro che malvagi già oggi) e diventare ancora più letale.

Da non dimenticare assolutamente è anche l’aspetto difensivo, fino a poco tempo fa il tratto distintivo del ragazzo: abbiamo già menzionato le stoppate, 1.2 a partita, a cui si aggiungono le 0.8 palle rubate e uno dei defensive rating migliori tra le ali piccole. Da ricordare è l’ottimo lavoro fatto vedere contro Anthony Davis e LeBron James nelle Western Conference Finals di quest’anno, pur uscendo sconfitto. Bisognerà comunque vedere alla lunga come riuscirà ad equilibrare gli sforzi difensivi con il nuovo grande carico offensivo.

Insomma, dati alla mano possiamo dire che il potenziale a questo punto è da All-Star in divenire. Magari la convocazione alla gara delle stelle non arriverà proprio quest’anno, ma di sicuro Jerami si è messo sulla mappa dei votanti e di chi, fino all’anno scorso, non pensava neanche lontanamente di vederlo lì, ventiduesimo scorer della stagione davanti a nomi come Anthony Davis, Russell Westbrook o DeMar DeRozan. Un salto di qualità che sicuramente – a meno di grandi cali nella seconda parte di stagione – lo porterà a giocarsi il premio di Most Improved Player of the Year.


Se Detroit riuscirà nell’intento di costruire una squadra all’altezza e a migliorare abbondantemente il record stagionale, si parlerà sicuramente di Jerami Grant negli anni a venire: il futuro sembra splendere per lui, che sta mostrando per la prima volta il suo vero potenziale. E sì, non c’è niente di meglio di una bella avversità per far nascere un vero campione.




Articolo a cura di Gianluca Bortolomai

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