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“Come perdere sul +3, palla in mano, a 7 secondi dalla fine”, eseguono i Pelicans

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E’ innegabile che la stagione dei New Orleans Pelicans sia fin qui piuttosto deludente, per andarci piano. Rispetto agli ultimi due anni (giusto per non tener conto solo di una regular season alquanto anomala, ovvero la scorsa), terminati entrambi al 13° posto nella Western Conference, ci si aspettava un piccolo salto qualità.

Con un roster piuttosto valido infatti, a cui è stato aggiunto un allenatore che avrebbe dovuto sistemare l’aspetto difensivo, l’obiettivo della franchigia – e le previsioni – era quello di combattere per un posto ai playoff assestandosi quantomeno tra le prime 10 squadre ad Ovest.
La situazione è invece piuttosto diversa. Per cominciare, la franchigia della Lousiana è un disastro difensivamente e gli unici miglioramenti rispetto alle scorse stagioni si sono registrati nella metà campo offensiva. Se da un lato infatti NOLA risulta tra le prime posizioni per punti segnati e percentuale dal campo, dall’altro è negli ultimissimi posti della lega per punti concessi, Defensive Rating, percentuali dal campo e dall’arco concesse, assist concessi. L’unica nota positiva nella propria metà campo sono i rimbalzi, segno di una buona protezione del ferro quando arriva l’errore degli avversari.

A questa situazione andrebbe anche aggiunta l’incapacità di trovare continuità nel proprio gioco, in un contesto in cui le rotazioni cambiano spesso e difficilmente vengono impiegati concretamente (leggasi “oltre i 5 minuti”) più di 8 giocatori. Gestione della squadra stile playoff che in questa fase della regular season non ha alcun senso, del resto il primo ad essere preso di mira è coach Van Gundy, il cui impatto sembrerebbe esser stato tutt’altro che positivo.
Infine, bisogna considerare la posizione in classifica dei Pelicans: attualmente sono 11° nella Western Conference con un record di 17 vittorie e 23 sconfitte (a due vittorie di distanza dal 10° seed, a tre vittorie dal 9° e a quattro dall’8°). Qualcuno potrebbe giustamente dire che alla fine possono ancora tranquillamente rientrare nella top-10 e prendere parte al play-in tournament. Certo, vero, ma il punto è che ad oggi New Orleans potrebbe già esserci dentro: per strada ha infatti lasciato più di una partita che si sarebbe potuta (o meglio, avrebbe dovuto) portare a casa, tenendosi su un record di squadra con il 50% di vittorie.

Match lasciati per strada esattamente come quello di questa notte.


Come non chiudere una partita già vinta

Possiamo anche lasciar stare il fatto che i Pelicans abbiano condotto con autorità quasi tutta la partita, portandosi sul +17 a soli 6 minuti dalla fine, perché si sa che nel basket bastano anche solo un paio di minuti per cancellare una doppia cifra di svantaggio. La cosa ridicola però è andare a perdere un match quando ci si trova sul +3, palla in mano a 7 secondi dalla sirena finale.

Cos’è successo nello specifico?

Lillard sul 124-121 con 33″ sul cronometro sbaglia una tripla, Portland difende ma lo stesso Dame commette un fallo. Cronometro che viene riportato ai 14″ e Blazers che spendono un altro fallo e mandano in lunetta Brandon Ingram, tiratore che vanta l’87% dalla linea della carità. All’ex Lakers però la manina trema e sbaglia entrambi i liberi.
Dopo il timeout chiamato da Portland, NOLA intelligentemente decide di spendere subito un fallo per mandare a propria volta in lunetta gli avversari, evitando così il rischio di beccarsi un tiro dall’arco da quel mattacchione di Lillard, che nei momenti importanti è uno abituato a fare danni. E’ proprio Dame DOLLA a infilare i due liberi, con la partita che a 5″ dalla conclusione vede i Pelicans avanti di un punto con la palla in mano. Insomma, situazione ancora non critica.

Sulla rimessa successiva, dopo il minuto di sospensione richiesto da Van Gundy, Lonzo Ball e Nickeil Alexander-Walker decidono di eseguire lo schema che ha disegnato coach Terry Stotts: passaggio del primo al secondo, piazzato ad un paio di metri di distanza e piuttosto libero, con Alexander-Walker che non controlla e regala la palla a Portland. Ora le scelte per New Orleans sono due: o si difende e si spera che gli avversari sbaglino, oppure si fa subito fallo – rischiando di finire sotto di un punto – e si opta per la gestione del possesso decisivo. Che si abbia davanti Damian Lillard, Kevin Durant, LeBron James o Joakim Noah la decisione più ovvia è la prima, ed è quella che all’apparenza hanno scelto anche Ingram e soci.

Rimessa Portland, palla che finisce nella mani di Lillard a 4″ secondi dalla fine, qualche palleggio verso il lato sinistro superando la linea dei tre punti, palleggio-arresto-tiro e… e qui entra in gioco il capolavoro di Eric Bledsoe, che decide di fare fallo sul tiro ad un solo secondo dalla conclusione. Lillard piazza di nuovo entrambi i liberi (125-124 Portland) e il tentativo disperato dei Pelicans – privi di timeout, con Ball che effettua un lancio lungo per Williamson – non va a buon fine.

Insomma, un disastro nel disastro.


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