Focus NBA

Il Ballo dei Debuttanti – Episodio 4

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Come di consueto, anche questo mese approfondiamo la conoscenza delle migliori matricole NBA.

Con la regular season agli sgoccioli, le squadre ormai fuori dai giochi scelgono di concedere maggior spazio ai giovani meno impiegati, così da saggiarne le qualità in vista del prossimo campionato.

Vediamo quali sono i “rookie” che ne stanno beneficiando di più.


Steal of the Draft?

Nell’attesa del prossimo Draft, e nella speranza di salire nelle scelte per accaparrarsi Cade Cunningham, Sam Presti si sta gustando con piacere i progressi di Theo Maledon
Complice l’infortunio di Shai, al “francesino” sono state affidate le chiavi della squadra e Theo non ha deluso, mostrando maggiore fiducia nelle letture, più continuità nel tiro dalla distanza e tanto coraggio nell’avventurarsi nelle aree avversarie. Nel mese di marzo le medie sono salite a 11 punti e 3.7 assist, mentre ad aprile i punti sono ulteriormente cresciuti a 13.5. Particolarmente interessante la prestazione contro Phoenix: certo, i Suns hanno vinto passeggiando, ma Theo ha brillato con 33 punti, 5/7 da tre punti e tante iniziative con le quali ha messo in difficoltà gli avversari. Era dai tempi di Russell Westbrook che una matricola di OKC non “scollinava” oltre i 30 punti.

Ecco perchè in tanti parlano già di “Steal of the Draft”.

Maledon e Westbrook, ovvero il futuro e il passato di OKC

In the North…of Florida

Il 2021 non ha regalato molte soddisfazioni a Toronto. Dopo il titolo del 2019 e la stagione passata molto positiva, questo campionato è stato un deciso passo indietro. Un risultato prevedibile visti gli addii in serie e l’età di chi è rimasto. Ormai senza speranze di qualificarsi per i playoff, Nick Nurse ha deciso di far riposare Kyle Lowry (free agent questa estate) e lanciare definitivamente Malachi Flynn. Il classe 1998 è un vero playmaker, abituato a dettare i tempi dell’attacco e trovare al meglio i compagni. Un approccio diverso rispetto a quello di Lowry, molto più realizzatore, e forse più appropriato se nel roster figurano Fred VanVleet, Paskal Siakam e Gary Trent Jr, tre attaccanti che “chiedono” un certo numero di conclusioni. Nel mese di aprile l’ex San Diego State sta tenendo la media di oltre 14 punti e 6 assist, con un ottimo 42% dall’arco dei tre punti (meno bene il 39% dal campo…). I Raptors stanno costruendo la squadra del futuro e Flynn sembra possedere tutte le doti per farne parte con un ruolo tutt’altro che marginale.


Baby Ben?

Essere accostato a un ex giocatore che ha chiuso la carriera a 5 punti di media con il 41% ai liberi non è che sia proprio un gran complimento. Ma se tutto ciò avviene a Detroit e quell’ex giocatore è un certo Ben Wallace, ecco che il discorso cambia. E’ quello che sta accadendo a Isaiah Stewart, uno dei tanti rookie arrivati nella “Mo Town” nell’ultimo Draft.
La mentalità è quella che piace da queste parti: fisico, lottatore, energico e attivo sotto i tabelloni, affamato di basket. Per questo l’avvicinamento a Ben, un giocatore non certo baciato dal talento sopraffino, eppure in grado di diventare l’elemento simbolo degli ultimi Pistons campioni NBA, quelli del “Play the right way” e dell’attacco più democratico degli ultimi venti anni.
La sua stagione è stata un crescendo: 5 punti e 5 rimbalzi a gennaio, 6 e 6 a febbraio, 9 e 5 a marzo, 10 e 10 ad aprile, il tutto con oltre il 60% dal campo e il 40% da tre punti. Il 16 aprile scorso ha catturato la bellezza di 21 rimbalzi, diventando la seconda matricola nella storia dei Pistons capace di chiudere un partita con 20+ carambole.

Il pubblico di Detroit ha trovato un nuovo idolo.

La fisicità di Stewart che sta conquistando Detroit

Il nuovo che avanza…

A Orlando è andato in scena uno dei più pesanti maquillage degli ultimi anni, in poche ore sono partiti Nikola Vucevic, Aaron Gordon ed Evan Fournier, ovvero tutti i maggiori protagonisti delle ultime stagioni. Chi sta approfittando di questa rivoluzione situazione è Chuma Okeke.
In una lega dove il tiro dalla distanza assume sempre più importanza, Okeke si sta distinguendo come uno dei lunghi più precisi dall’arco (35% in stagione, ma 43% nel mese di marzo). Chuma è sempre stato in possesso di un’ottima sensibilità, non a caso fin dai suoi giorni ad Auburn aveva attirato l’interesse degli scout per quel mix di atletismo e tiro così ricercato nella NBA. Il suo contributo fu decisivo nella cavalcata del college dell’Alabama fino alle Final Four del 2019, risultato epocale per i Tigers che avrebbe potuto essere ancora migliore se Chuma non si fosse infortunato gravemente nella partita con North Carolina (chiusa con 20 punti e 11 rimbalzi). La lunga riabilitazione e la cautela dello staff medico dei Magic lo hanno privato della gioia di debuttare lo scorso anno, ma l’attesa è stata ripagata dal rendimento attuale.

Il progetto di rilancio dei Magic è solo agli albori, ma Okeke può diventarne un elemento molto importante.



Top Five

  1. Anthony Edwards (Minnesota Timberwolves): l’infortunio di Ball lo ha reso il principale candidato al premio di Matricola dell’anno;
  2. Tyrese Haliburton (Sacramento Kings): lo sfidante di Edwards, si è ripreso dopo un leggero periodo di appannamento;
  3. LaMelo Ball (Charlotte Hornets): potrebbe rientrare per scalare nuovamente il ranking, ma anche se infortunato non può restare fuori dal podio;
  4. Saddiq Bey (Detroit Pistons): ha superato le 100 triple in stagione, stabilendo il record di sempre per le matricole in maglia Pistons;
  5. Desmond Bane (Memphis Grizzlies): il tiratore di Memphis entra nella Top 5, traendo vantaggio dallo “slump” di Quickley.
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