NBA Recap

Chicago annienta Boston, i Lakers perdono contro Portland e sono settimi

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Il quotidiano riassunto dei principali fatti della notte NBA: i Celtics cadono malamente contro i Bulls, i Lakers perdono lo scontro diretto contro i Blazers per il sesto posto ad Ovest, un super Bogdanovic trascina Utah. A chiudere le consuete note a margine.


Chicago annienta Boston

Uno dei risultati più sorprendenti della notte è senza dubbio quello arrivato alla sirena finale del match tra Bulls e Celtics. Considerato che ai biancoverdi mancavano Jaylen Brown e Robert Williams, ci si sarebbe potuti aspettare anche una vittoria dei Bulls con margine molto ristretto, invece LaVine e soci hanno letteralmente dominato il match e staccato i propri avversari con un sonoro +22 (121-99). Dopo un primo periodo molto combattuto, gli uomini di coach Donovan sono fuggiti sul +14 alla pausa lunga, per poi rilanciare la propria azione nella ripresa e garantirsi 20 lunghezze di vantaggio all’alba degli ultimi 12′ di gioco. Una gara sempre nelle mani di Chicago, con Boston che non ha praticamente mai avuto possibilità (e forze) di replicare.
I condottieri dei Bulls sono Zach LaVine (25 punti), Coby White (25 punti, 7 rimbalzi, 5 assist) e un Nikola Vucevic in tripla-doppia (18 punti, 14 rimbalzi, 10 assist e 2 rubate), con la franchigia che in generale è brava a rimanere sotto il tetto delle 10 palle perse e a tenere percentuali complessivamente buone al tiro (nonostante una panchina poco efficiente).
Ai Celtics invece non bastano i 33 punti di Kemba Walker (10/22 dal campo, 6/13 dall’arco) e i 17 di Evan Fournier (7/11 dal campo, 3/4 dall’arco), con Jayson Tatum che capita in una serata assolutamente negativa al tiro (3/15) e una panchina troppo poco sfruttata per avere un impatto concreto. I biancoverdi ora sono al settimo posto ad Est con una partita di ritardo dai Miami Heat e con due partite di vantaggio sugli Charlotte Hornets.


I Lakers perdono lo “spareggio” con Portland

Continua il momento di difficoltà per i Los Angeles Lakers, che nelle ultime 10 partite hanno ottenuto appena due vittorie. Questa volta i gialloviola cedono il passo ai Portland Trail Blazers in quello che si può considerare una sorta di spareggio per il sesto posto ad Ovest, slot attualmente occupato proprio dalla franchigia dell’Oregon con una partita di vantaggio sui californiani. Coach Vogel ha affermato di non aver paura di finire al play-in, il problema è che attualmente la squadra non sembra in formissima e bisognerà capire quando e come rientreranno LeBron James e Dennis Schroder.
Il match è stato molto combattuto lungo tuto l’arco dei 48′ di gioco, con Portland che negli ultimi minuti del quarto periodo è riuscita a piazzare la zampata decisiva. Ottima la prova di uno scatenato Damian Lillard da 38 punti e 7 assist (12/18 dal campo, 5/9 dall’arco), supportato da CJ McCollum (21 punti), Norman Powell (19 punti) e dalle doppie-doppie di Jusuf Nurkic (10 punti e 13 rimbalzi) ed Enes Kanter (10 punti e 10 rimbalzi). Ai Lakers invece non bastano un grande Anthony Davis da 36 punti e 12 rimbalzi, e il duo formato da Alex Caruso e Kentavious Caldwell-Pope autore di 35 punti. Serataccia per Kyle Kuzma (2/11 dal campo), mentre Andre drummond e la second unit sono sostanzialmente delle comparse.


Super Bogdanovic stende Denver

Che i Jazz rimangano una squadra pericolosa anche senza Donovan Mitchell non è certo una novità, ma che potessero ottenere vittorie importanti come quella contro Denver di questa notte è più una sorpresa che una conferma. Altro match davvero combattuto, con Utah che emerge nella seconda metà di gioco e nell’ultimo periodo riesce a scavare quei tre possessi di distanza che le permettono di intascare la vittoria.
A guidare la compagine di coach Snyder è un mostruoso Bojan Bogdanovic da 48 punti (16/23 dal campo, 8/11 dall’arco, 8/8 ai liberi) e 8 rimbalzi: oltre ad aver stabilito il proprio nuovo career-high per punti segnati, il bosniaco diventa il primo giocatore nella storia della franchigia a realizzare una prova da 45+ punti con 8+ triple a bersaglio. A supporto del n°44 troviamo Jordan Clarkson (21 punti e 8 assist, ma 6/20 al tiro), Rudy Gobert (14 punti, 9 rimbalzi, 2 stoppate), Georges Niang (13 punti) e Joe Ingles (10 punti).
Ai Nuggets invece, che sono sicuri di arrivare almeno quarti ad Ovest, non bastano le prove dell’ottima coppia Jokic-Porter Jr (24 punti, 9 rimbalzi, 13 assist, 9/11 al tiro per il primo; 31 punti, 6 rimbalzi, 10/19 al tiro per il secondo), di un valido Paul Millsap (19 punti, 7/10 al tiro) e di un positivissimo Austin Rivers in uscita dalla panchina (18 punti 6/10 al tiro). Denver paga probabilmente le 7 palle perse in più dei propri avversari, visto che lo scarto finale è costituito da sole sette lunghezze.


Note a margine

I Suns lottano e soffrono per tre quarti contro i Knicks, salvo poi trovare la via della vittoria grazie ad un grande quarto periodo (38-17 il parziale). I fautori della vittoria sono soprattutto un Deandre Ayton da 26 punti e 15 rimbalzi, e un Chris Paul da 17 punti, 6 rimbalzi e 11 assist, con la coppia che commette in totale zero palle perse in quasi 30′ d’azione. CP3 ha fatto registrare la sesta prestazione stagionale da 10+ assist e 0 palle perse, mentre i primi inseguitori sono fermi a quota due: a 36 anni e alla sua 16° stagione nella lega, Paul continua a stupire e ad elevare il gioco di chi lo circonda.

I Bucks si portano a casa la vittoria contro i Rockets al termine di un match combattuto e caratterizzato dalla sfida a chi segnava di più (141-133 il finale e 7 uomini in doppia cifra per franchigia). Milwaukee ottiene così il 43° successo stagionale, scavalcando i Nets al secondo posto della Eastern Conference: quella che sembrava essere una corsa a due per il primo seed tra Brooklyn e Philadelphia, si tramuta ora in uno sprint a tre, anche se i 76ers vantano tre vittorie di vantaggio sulle inseguitrici. Diciamo che sarà quindi più una sfida a due, tra Antetokounmpo e Durant, per il secondo posto.

Dallas regola senza problemi Cleveland e arriva una doppia gioia per Luka Doncic: lo sloveno diventa infatti il quarto giocatore più giovane (22 anni e 68 giorni, dietro al trio sotto i 22 anni formato da LeBron James, Kevin Durant e Carmelo Anthony) a raggiungere quota 5.000 punti in carriera e il più veloce di sempre a riuscirci (appena 194 partite; unico giocatore sotto quota 200 match).

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