NBA Recap

Philadelphia vola sul 2-0, Knicks e Jazz impattano le rispettive serie

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Altra sfornata di secondi atti nella notte italiana, con due serie della Eastern Conference e una della Western: i 76ers volano sul 2-0 senza alcun problema, New York con una grande reazione di cuore ottiene gara-2 ed impatta la serie, infine Utah si rilancia con il ritorno di Donovan Mitchell e trova l’1-1 con i Grizzlies.


Philadelphia demolisce Washington

Partita che non ha molto da raccontare, visto che Philadelphia ha controllato il match praticamente dall’inizio alla fine. I 76ers contano su un’altra giornata più che positiva a livello offensivo (55.7% dal campo, 42.9% dall’arco) per allungare sulla doppia cifra nella prima metà di gara e tenere a bada i Wizards negli ultimi 24 minuti, facendo comunque leva anche su una fase difensiva aggressiva e organizzata.
Questa volta, a differenza di un primo atto più combattuto, Washington non riesce a stare dietro ai propri avversari a livello di produzione offensiva, dovendosi confrontare con una pessima serata dalla lunga distanza (9.1%) e non trovando delle armi difensive per contenere lo strapotere di Embiid e soci. Capitolini che tra l’altro perdono Westbrook per un infortunio alla caviglia nell’ultimo periodo (non sembra essere nulla di grave).

Per i padroni di casa brilla il trio composto da Embiid, Simmons e Harris, autore di 63 dei 120 punti totali di squadra, ma fondamentale risulta soprattutto l’apporto di una panchina che nel complesso risulta produttiva su ambo le metà campo, garantendo così qualche minuto extra di riposo allo starting five (nessuno del quintetto titolare ha superato i 28′ sul parquet).
Dall’altro lato invece, in casa Wizards spicca il solito Beal, firmatario di una prova da 33 punti, fiancheggiato a tratti da Hachimura e Gafford. Il resto del roster è praticamente ininfluente, o al massimo impatta negativamente.




New York rimonta Atlanta

Una rimonta nella rimonta. Sì perché New York era ad un passo dall’essere sotto 0-2. In un Madison Square Garden roboante come se ci fossero le NBA Finals, i Knicks riescono a rimontare recuperare il -13 accumulato nella prima metà di gara e a raccogliere con grinta e cuore un successo importantissimo soprattutto a livello psicologico.

Dopo i primi esaltanti possessi, i padroni di casa tornano a mostrare tutte le proprie difficoltà a livello offensivo, condizionati da un Randle che ad oggi rappresenta più un minus che un valore aggiunto: tra errori, palle perse e scelte di tiro piuttosto discutibili, l’ex Lakers sembra un lontano parente del giocatore che ha vinto il premio di Most Improved Player of the Year trascinando la franchigia newyorkese fino al quarto posto ad Est. Hawks che non rimangono a guardare e ne approfittano, spinti dalla giocate di Young e Bogdanovic, per issarsi tra i due i tre possessi di vantaggio. Nel finale del secondo periodo, dopo che i Knicks erano riusciti a ricucire un po’ il divario, Atlanta infila un’altra fiammata e si porta sul +13 alla pausa lunga. Nella ripresa, a partire dalla seconda metà della terza frazione, il match cambia completamente faccia. I newyorkesi macinano gioco in attacco e riescono a proteggersi meglio in fase difensiva, mentre gli ospiti perdono colpi su ambo le metà campo: ecco quindi che i beniamini del MSG, trascinati dalle giocate di Rose, Randle e Bullock, recuperano tutto il margine e si presentano all’ultimo periodo sul +1. I Knicks provano subito l’allungo sulla doppia cifra, ma gli Hawks fanno buona guardia e rientrano nel giro di un paio di minuti, impattando sul 91-91 a 5′ dalla conclusione, Proprio quando si prospettava un altro finale caldissimo, Atlanta stacca nuovamente la spina e negli ultimi quattro giri d’orologio mette a referto un solo punto, lasciando tutta l’iniziativa in mano agli avversari: i protagonisti sono ancora Rose, Randle e Bullock, che con le loro giocate spingono New York sul +9 a 60″ dalla sirena finale chiudendo il match.

La franchigia della Grande Mela continua a faticare troppo in fase offensiva, dipendendo in maniera esagerata dalle giocate di Randle e Rose, con quest’ultimo che è sicuramente l’uomo chiave: tra leadership, esperienza e produttività offensiva, l’ex MVP tiene prima a galla i compagni, e poi li conduce al break decisivo. Buono l’impatto sia di Bullock che di Gibson, così come non sfigura Toppin. Ranlde, Barrett e Burks si accendono solo a piccoli sprazzi, infilando un negativo 19/51 al tiro: sarà fondamentale per questi tre aggiustare le proprie percentuali, affinché i Knicks non debbano ogni volta ritrovarmi a dover rimontare i propri avversari in finali dal sapore di una roulette russa.
In casa Hawks è il solito Young a guidare le operazioni (30 punti), mentre Bogdanovic e Hunter (18 punti per entrambi) si accendono solo nella prima metà di gara. Dal resto della compagine non arrivano grandi aiuti, con una panchina che nei primi due atti ha veramente arrancato. Tra tutte le pedine della second unit il più deludente è sicuramente il nostro Danilo Gallinari: oltre alle difficoltà difensive, ormai note, il Gallo dopo il 3/11 di gara-1 chiude la seconda partita con un altrettanto negativo 2/10 al tiro.




Il ritorno di Mitchell rilancia Utah

Torna Donovan Mitchell e la musica cambia. Il secondo atto della serie tra Jazz e Grizzlies è proprio tutto un altro film rispetto a gara-1, con la franchigia di Salt Lake City che prende da subito il controllo delle operazioni e archivia la pratica dopo i primi due periodi. Le giocate di Spida, Bogdanovic, Conley, Ingles e Gobert allargano il vantaggio dei padroni di casa minuto dopo minuto, con Memphis che non è in grado di tenere il ritmo degli avversari. Utah scappa così sul +20 alla pausa lunga, limitandosi successivamente a controllare il match nelle due frazioni rimaste.

Uno stratosferico Morant da 47 punti (secondo giocatore più giovane di sempre, dopo LeBron James, a realizzare 45+ punti in una partita dei playoff e nuovo record di franchigia per punti segnati in una partita della postseason) le prova tutte pur di tenere in vita i propri compagni, ma i Jazz sono una valanga inarrestabile. Per i Grizzlies ottino l’impatto di tutto il quintetto titolare, mentre arranca la panchina. Il discorso è che si può anche essere prolifici in attacco, ma se non si trovano delle contromisure in difesa le due metà campo si annullano.
I Jazz infatti per impossessarsi del match, oltre a mettere in piedi una serata dal 48.7% dall’arco, hanno sfruttato alla grande tutti i piccoli errori offensivi degli avversari e gli spazi lasciati liberi in difesa, colpendo a più riprese sia dall’arco che vicino al ferro. Mitchell, Gobert e Conley realizzano tutti 20+ punti, con quest’ultimo che aggiunge pure 15 assist. Bogdanovic ne aggiunge 18, O’Neal e Ingles 14 a testa, mentre un altalenante Clarkson ne firma 16. Quando tutte le bocche da fuoco di Utah sono così produttive c’è poco da fare.


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