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Fab Five: i cinque migliori talenti del prossimo Draft

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Non è difficile che, leggendo il titolo, la vostra mente abbia riavvolto il nastro velocemente fino agli anni 90, gli anni di Michael Jordan e i Bulls, del Grunge dei Nirvana e dei Pearl Jam, e dei “Fab Five” di Michigan University, i cinque freshman che sconvolsero il mondo del college più di quanto i risultati possano far pensare.
Ovviamente, questo articolo non parlerà di Chris Webber, Juwan Howard, Jalen Rose, Jimmy King e Ray Jackson, ma dei cinque migliori prospetti del prossimo Draft, i quali, anche considerando un eventuale terremoto la notte stessa delle selezioni, hanno la certezza di essere chiamati nelle prime cinque scelte.

Sì perché Cade Cunningham, Jalen Suggs, Evan Suggs, Jalen Green e Jonathan Kuminga sono talenti così speciali da spingere qualcuno ad avvicinare il prossimo Draft a quello leggendario del 2003 (con LeBron, Carmelo, Wade e Bosh). Insomma, i dubbi sui “Fab Five” sono davvero pochi, e gli scout scommettono sul loro successo nella lega.

La Lottery di ieri notte ha definito l’ordine di scelta, suggerendoci alcuni scenari per il prossimo Draft.

Cunningham non è solo il favorito per la prima chiamata assoluta, ma è certo di essere il prescelto per far rinascere Detroit. Così sicuro da dichiarare di non voler effettuare nessun allenamento se non quello per i Pistons.

Ma, seppur tacciabile di una certa supponenza, non si può non dar ragione a l’ex Cowboy. Ogni squadra, non solo quelle sul fondo della NBA, farebbe carte false per una guardia così completa: un giocatore di oltre due metri dotato della cosiddetta “triplice minaccia”, ovvero l’abilità di battere le difese in palleggio, con l’efficace tiro in sospensione o trovando facilmente i compagni. Non doveva essere un gran tiratore, eppure ha chiuso l’esperienza collegiale con il 40% da tre punti, mentre sicuramente non è un atleta di livello assoluto (e lo si nota quando si avventura al ferro), comunque ultima delle preoccupazioni per un futuro All-Star.

I delusi al “Cunningham Derby” si potranno consolare con il miglior lungo del Draft: Evan Mobley. Grazie alla sua presenza (e a quella del fratello Isaiah) USC è riuscita ad arrivare alle Élite Eight, prima di arrendersi di fronte a Gonzaga. Con duecentotredici centimetri di grazia, Evan è molto tecnico e allo stesso tempo atletico, abbina l’istinto per la stoppata all’eccellente proprietà di palleggio e alla sorprendente visione di gioco. Deve acquisire maggiore continuità nel tiro in sospensione, ma è un prospetto imperdibile anche nella NBA attuale.

Houston proverà ad affiancarlo a Christian Wood, oppure opterà per una soluzione più perimetrale? Alla fine potrebbe anche finire a Cleveland e diventare l’erede di Kevin Love.

Jalen Suggs non è riuscito nell’impresa di consegnare il titolo a Gonzaga, ma dalle Final Four torna con il canestro decisivo contro UCLA e una sequenza “alla Westbrook” (stoppata in aiuto, recupero, assist schiacciato di 15 metri…), due perle che hanno fatto brillare gli occhi a chi deve deciderne il futuro.

Dopo l’inizio folgorante è entrato perfettamente negli schemi dell’attacco molto democratico degli Zags, sacrificando le statistiche personali dimostrando di essere un uomo squadra. Particolare che non potrà che aiutarlo al “piano di sopra”.

I Raptors, che molto probabilmente perderanno Kyle Lowry, difficilmente non lo sceglieranno.

Dalla G League arrivano gli ultimi componenti dei “favolosi”, ma non per questo saranno gli ultimi scelti dei cinque.

Jalen Green era il nome copertina di Ignite Team, la squadra della lega di sviluppo creata per accogliere alcuni dei migliori liceali che volevano prepararsi per il salto in NBA. Le evoluzioni a canestro chiuse con spettacolari schiacciate sono il suo biglietto da visita, nonché la migliore pubblicità possibile per rilanciare l’immagine della squadra che lo sceglierà. Ma Jalen non è solo uno “slasher” (ovvero un attaccante che cerca il canestro grazie all’esplosività fisica): nella G League ha infatti mostrato netti miglioramenti nel tiro in sospensione, soprattutto da tre punti. Non è altissimo per il ruolo (1.96), ma i centimetri non sono più un problema insormontabile nella NBA di oggi. Il potenziale è altissimo, il ruolo è quello giusto: sta a lui compiere i passi successivi per diventare una superstar.
Per la direzione intrapresa dalla NBA, Jalen è il prospetto con maggiore appeal, ovviamente dopo Cunningham. La destinazione più probabile sembra Houston, ma anche Cleveland, Toronto e Orlando potrebbero essere interessate (anche se difficilmente resisterà alla terza chiamata).

Jonathan Kuminga è l’altro liceale diventato professionista nella G League. Kuminga è il prototipo dell’ala moderna, capace di giostrarsi nei due ruoli e alternare il tiro perimetrale a soluzioni in avvicinamento. Atleta eccellente, si fa sentire a rimbalzo e in campo aperto è difficilmente arginabile. Dei cinque è il più indietro tecnicamente, ma per questo motivo è anche quello con i maggiori margini di crescita. Se riuscirà a completare lo sviluppo tecnico e a trovare maggiore continuità al tiro, potrebbe avere anche più impatto di qualcuno dei nomi che lo precedono.
Orlando dovrebbe essere la sua destinazione, così da formare una “front line” molto interessante con Jonathan Isaac, Chuma Okeke, Mo Bamba e Wendell Carter.


Il primo passo d’avvicinamento al Draft è stato fatto, non resta che attendere la sera del 29 luglio per verificare se le settimane che ci separano, contrassegnate dai classici provini e dalle insidiose interviste, confermeranno le previsioni o ci riserveranno delle clamorose sorprese.

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