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OKC’s Young Guns

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Mentre l’attesa di tutto il mondo cestistico è per le NBA Finals, in Oklahoma ci si sta preparando per il prossimo Draft. La Lottery non è stata particolarmente felice per i tifosi di OKC, non solo per aver frustrato le speranze di trattenere nello stato il talento di Cade Cunningham, ma anche perché ha fatto scivolare i Thunder alla sesta chiamata (loro che avevano il quarto maggior numero di palline…).

Nella complessa valutazione di quale giovane prospetto selezionare (anzi, di quali giocatori, visto che OKC avrà ben tre prime scelte), il General Manager Sam Presti sa fin troppo bene come sia essenziale un’attenta analisi del roster attuale, sia per il rendimento offerto alla causa nella passata stagione, sia per il potenziale da sviluppare nei prossimi anni, così da verificare la capacità di ogni giocatore di poter far parte della squadra del futuro. Oltre a Shai Gilgeous-Alexander, la “stellina” della squadra, quattro sono i giocatori sicuri (sempre che si possa parlare di certezza nel mercato NBA…) di rientrare nei piani dei Thunder: Theo Maledon, Aleksej Pokusevski, Luguentz Dort e Darius Bazley, ovvero due matricole europee, un “undrafted” e uno stagista.

L’allievo Maledon a lezione dal maestro CP3

Per molti osservatori, Maledon rappresenta la “Steal of the Draft”, ovvero il giocatore che nel prossimo futuro popolerà gli incubi dei tanti GM che lo hanno snobbato. Dato come sicura prima scelta, per alcuni addirittura ai margini della Lotteria, Theo è scivolato fino al secondo giro nel Draft del 2020 (scelta numero 34 per la precisione). Il francese è stato tuttavia uno dei rookie più convincenti di questa stagione, beneficiando degli spazi lasciati dagli infortuni di Gilgeous-Alexander e del veterano George Hill. Ha chiuso a 10.1 punti (diventati oltre 13 dopo aprile), 3.2 rimbalzi e 3.5 assist di media con un interessante 34% da tre punti, percentuale che rappresenta una valida base da cui partire per diventare una costante minaccia perimetrale. Il punto più alto di questa stagione di debutto è stato senz’altro la partita del 2 aprile contro i Suns: di fronte al “maestro” Chris Paul, il nativo di Rouen si è esaltato firmando 33 punti con un sontuoso 5/7 da tre punti e tante iniziative con le quali ha messo in difficoltà gli avversari. Era dai tempi di Russell Westbrook che una matricola di OKC non “scollinava” oltre i 30 punti, segno che anche stavolta Presti ha visto giusto…

Abbastanza palese la magrezza del giovane “Poku”

In quello stesso Draft, così deludente per Maledon, Pokusevki era decisamente l’oggetto misterioso: diciannove anni, lunghissimo e magrissimo, mano fatata dai sette metri, visione di gioco, ruolo indefinito per la NBA, pochissima esperienza ad alto livello (vista la militanza nella seconda squadra dell’Olympiacos). OKC ha scommesso sul giovanissimo serbo alla numero 17, decidendo anche, a sorpresa, di farlo arrivare subito in America. Una mossa in antitesi con quanto, per esempio, è la normalità a San Antonio (la scuola di Presti), nonché assai azzardata, perché era opinione comune che almeno un altro anno in Europa avrebbe giovato al giovane “Poku”.
Aleksej è stato incostante, ma non poteva essere altrimenti. Spedito in G-League dopo l’inizio molto indigesto, Pokusevski è tornato in “prima squadra” più sicuro, denotando molta più confidenza con i ritmi e la fisicità del basket americano. Le medie di 11.1 punti, 5.4 rimbalzi e 2.7 assist registrate dopo l’All-Star Game sono incoraggianti, così come lo sono alcune sue esplosioni realizzative: la prova da 29 punti e 8 rimbalzi con 6 triple a referto nella vittoria sui Clippers è l’highlight della prima stagione NBA, ma innanzitutto la dimostrazione del talento cristallino.
Ai Thunder credono davvero di aver trovato il loro “Unicorno” (termine gergale usato per definire un lungo dal gioco prevalentemente perimetrale ma efficace anche sotto canestro, ndr).

Dopo la delusione patita nel Draft del 2019 (undrafted), Dort è riuscito a “fare la squadra” nell’anno da matricola, conquistando lentamente minuti in una franchigia che non era certamente sprovvista di talento. L’atletismo, la fisicità e le grandi doti difensive lo hanno tramutato nello specialista difensivo di OKC. Il duello con James Harden nei playoff 2020 gli ha regalato sia una certa visibilità mediatica che, molto più importante, la consapevolezza di poter appartenere a questo livello.
Il secondo anno ai Thunder è stato all’insegna di quella crescita auspicata dopo la fine della stagione passata. Gli addii di Chris Paul, Dennis Schroeder, Danilo Gallinari e Steven Adams hanno concesso a Luguentz l’opportunità di ampliare il suo ruolo e di mostrare delle qualità che gli erano precluse lo scorso anno. L’ex Arizona State ha chiuso a 14 punti di media, 3.6 rimbalzi e 1.7 assist di media, risultando più di qualche volta una sicura opzione offensiva per coach Mark Daigneault. In una stagione così complicata per i Thunder, Dort può comunque fregiarsi di alcune partite rimarchevoli: la principale quella del 13 aprile contro Utah, nella quale ha registrato il career-high di 42 punti condito da 7 rimbalzi, 4 recuperi e uno strepitoso 7/11 da tre punti.
Lo staff tecnico è molto soddisfatto del suo impatto, ed è anche convinto che potrà essere ancora più efficace in un ruolo meno centrale, quando potrà beneficiare delle attenzioni che le difese dovranno dedicare alle prossime stelle che Presti riuscirà a portare in maglia Thunder.

La fisicità di Dort in una sapiente difesa su Mitchell

Se, come nella Notte degli Oscar, nella NBA esistesse il premio per la migliore sceneggiatura originale, difficilmente il riconoscimento non andrebbe a Bazley. Dopo aver brillato alla Princeton High school, diventando uno dei migliori liceali d’America, Darius ha rifiutato la borsa di studio di Syracuse per andare a lavorare. Detta così sembra una triste storia neorealista – tanto per restare in ambito cinematografico – nella quale il talento del protagonista viene spento sul nascere dalle difficoltà economiche della famiglia. Niente di tutto questo: Bazley è stato assunto da una nota azienda di materiale sportivo con un particolare contratto da stagista, un accordo atipico sia per le condizioni economiche che per la presenza di incentivi legati alla carriera sportiva.
Dopo solo dodici mesi di apprendistato, al Draft del 2019 OKC lo ha selezionato sorprendentemente alla scelta numero 23, intrigata dall’incredibile fluidità appartenente ad un giocatore della sua altezza (siamo sui duecentocinque centimetri). Dopo un inizio difficile, nella seconda parte di stagione il ventenne nato a Boston ha registrato le medie di oltre 17 punti e 6 rimbalzi, mettendosi in luce per una maggiore efficacia sia offensiva che difensiva. Un netto miglioramento, ma soprattutto un deciso passo in avanti verso quell’obiettivo ambizioso che lo staff tecnico si è prefissato fin dal primo giorno, ovvero farne un esterno atipico per l’altezza, ma pur sempre un giocatore in grado di giostrare senza problemi sul perimetro e, all’occorrenza, rappresentare un “mismatch” per gli avversari più piccoli.


Un poker atipico, non c’è che dire, ma anche giovane, frizzante e, soprattutto, con tanto talento e tanto potenziale da esplorare.

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