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NBA 2021/22, chi vincerà l’MVP?

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Dopo essersi delineate le gerarchie delle Conference con conferme, sorprese e qualche scivolone di troppo di alcune contender (Lakers in primis), questo primo segmento di campionato ci ha dato spunti anche per parlare del premio individuale più ambito: il titolo di MVP.

Anche tra i candidati per il Most Valuable Player troviamo le certezze, soprattutto nel trio a podio, e qualche sorpresa tra gli inseguitori. Ma vediamo subito chi sono i nomi principali nella lista stillata dalla NBA nell’ultima KIA Ladder (aggiornata al 17 dicembre).


1. Kevin Durant (Brooklyn Nets; 29.7 punti, 7.9 rimbalzi, 5.9 assist)

Le ultime news lo danno in Health and Safety Protocol, l’isolamento preventivo in caso di contatti con positivi al Covid, e di quest’ultimi i Nets non sono certo privi: Harden è stato il primo degli illustri, Irving l’ultimo. Nel bel mezzo di questa situazione, prima della sospensione delle partite di Brooklyn, la stella di Durant ha brillato come non mai: le statistiche sono tra le migliori in carriera, il suo gioco sempre ad altissimi livelli, il suo acume offensivo ancora più raffinato. Veder giocare Kevin Durant è come assistere a poesia in movimento. Le pesanti assenze lo hanno anche portato a non concentrarsi solo sullo scoring (tredici volte sopra i 30 punti nelle ventisette partite giocate, sei nelle ultime dieci), ma anche sul passaggio decisivo ai compagni: nelle tre partite dall’assenza di Harden ha realizzato 9, 11 (con tripla doppia) e 8 assist.

Kevin Durant contro i Raptors quest’anno

Il suo peso offensivo si riflette nella testa della corsa a capocannoniere della stagione coi suoi 29.7 punti (con il 52.3% dal campo e il 38.2% dall’arco), nel gradino più alto del podio per il titolo di MVP e nella prima posizione dei Nets nella Eastern Conference. “Prende tiri difficili e li mette come se non ci fosse nessuno a marcarlo”, con queste parole Blake Griffin ha sintetizzato perfettamente la stagione di KD fino ad ora, e speriamo di vederlo nuovamente in campo quanto prima mettendo altri mattoncini nella costruzione di quello che sarebbe un premio più che meritato.


2. Steph Curry (Golden State Warriors; 27.1 punti, 5.4 rimbalzi, 6.0 assist)

Vederlo al secondo posto nonostante i suoi numeri e nonostante essere diventato di fatto il miglior tiratore di sempre può sembrare strano. Su uno dei palcoscenici più prestigiosi della lega, il Madison Square Garden, Steph ha fatto la storia superando Ray Allen come miglior realizzatore di triple all-time in regular season (lo era già diventato nel computo totale playoff+stagione regolare): l’ex campione NBA ci ha messo 7429 tentativi e 1300 partite per raggiungere quota 2973, mentre a Curry sono bastati “solo” 6929 tentativi e 791 match per arrivare alla cifra attuale (2986). E non siamo neanche a metà stagione. La ricerca costante del record ha però tolto un po’ di serenità e di lucidità alla superstar dei Warriors, che ha alternato prestazioni stellari a brutti passi falsi, soprattutto al tiro. Questo gli ha fatto perdere il primo posto nella corsa al MVP in favore di un Durant più costante e più incisivo.

Steph Curry tra Ray Allen e Reggie Miller dopo aver battuto il record di triple all-time

Questo ovviamente non significa che Curry non sia un candidato più che valido e credibile: i Warriors viaggiano benissimo in attesa di Klay Thompson, il cui ritorno dovrebbe essere imminente, secondi solo ai Phoenix Suns (distanti appena una partita), e l’impatto del Baby Faced Assassin è forte come non mai. Essendosi anche messo alle spalle il record potrà affrontare il resto della stagione con maggiore tranquillità, non forzando necessariamente in momenti sbagliati e rimettendosi in carreggiata per portarsi a casa il Maurice Podoloff Trophy.


3. Nikola Jokic (Denver Nuggets; 26.3 punti, 13.5 rimbalzi, 7.5 assist)

Se ci si basasse solo sulle statistiche individuali e l’impatto effettivo sulla squadra, Nikola Jokic dovrebbe vincere il premio a mani basse. I Nuggets di oggi sono la pallida imitazione della squadra che nella bolla di Orlando ha ribaltato due serie e raggiunto le Finals di Conference contro i Lakers. Murray e Porter Jr sono ai box, uno ancora per poco tempo e l’altro per tutta la stagione, e il resto del cast di supporto non è certo nell’élite della lega: eppure Denver continua ad essere in zona playoff con il quinto posto nella Western. Il merito è principalmente, per non dire quasi esclusivamente, suo: numeri alla mano la stagione del serbo è in linea con la scorsa, in cui si è aggiudicato il premio a buon diritto. Joker tira di più, ma tira anche meglio: la media è la più alta in carriera al momento con il 59% dal campo, prende più rimbalzi (13.5 contro i 10.8 dello scorso anno) e mantiene la stessa linea nella realizzazione, 26.3 punti a partita.

Nikola Jokic col premio di MVP 2020/21

Insomma, un giocatore a tutto tondo che trascina la sua squadra nelle alte sfere della lega è per forza da considerarsi quando si parla di miglior giocatore individuale, e se i Nuggets dovessero rialzare ulteriormente la testa e prendere qualche posizione alle avversarie (difficile ma non impossibile) il nome di Jokic potrebbe fare un balzo in avanti e tentare una riconferma come MVP.


Gli inseguitori

  • Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks; 27.0 punti, 11.6 rimbalzi, 5.8 assist)
  • Chris Paul (Phoenix Suns; 14.5 punti, 4.0 rimbalzi, 10.1 assist)
  • Donovan Mitchell (Utah Jazz; 25.0 punti, 3.8 rimbalzi, 5.0 assist)
  • Rudy Gobert (Utah Jazz; 15.4 punti, 15 rimbalzi, 1.1 assist)
  • Zach LaVine (Chicago Bulls; 26.0 punti, 5.3 rimbalzi, 4.2 assist)
  • Trae Young (Atlanta Hawks; 27.3 punti, 4.0 rimbalzi, 9.3 assist)
  • LeBron James (Los Angeles Lakers; 25.9 punti, 6.6 rimbalzi, 6.8 assist)



(Articolo a cura di Gianluca Bortolomai)

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