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Non poteva che finire così: Chris Paul e i Suns volano alle Finals

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Con una partita di ritardo, ma alla fine la sentenza è quella che (quasi) tutti si aspettavano: i Phoenix Suns chiudono i conti con i Los Angeles Clippers prima di arrivare ad un’ostica gara-7 e volano alle NBA Finals. Era dal 1993 che la franchigia dell’Arizona non prendeva parte alla contesa per l’anello.

Il protagonista del sesto e deciso atto della serie non poteva che essere Chris Paul, autore di una prova semplicemente fenomenale: 41 punti, 4 rimbalzi, 8 assist, 3 rubate e 0 perse, tirando 16/24 dal campo, 7/8 dall’arco e 2/3 ai liberi. Performance che acquista ancora più valore se si evidenzia che CP3 è salito in cattedra nel momento decisivo della partita. I Clippers infatti ad un minuto e mezzo dalla fine del terzo periodo sono rientrati sul -7 e cercavano di prendere in mano l’inerzia del match per riaprire definitivamente la partita nel quarto parziale, ma il prodotto di Wake Forest aveva altri piani: l’ex Rockets e Thunder firma 27 dei 35 punti messi a referto dai Suns fino alla sirena finale, lasciando il campo con Phoenix sul +24. Da solo ha letteralmente tramortito i californiani con un parziale di 27-18 nel momento caldo del match, chiudendo la sua seconda metà di gara con 31 punti (career-high per punti segnati in una delle due metà del match).

A 36 anni, dopo 16 stagioni nella lega, finalmente Paul avrà la sua possibilità di battersi per il titolo.

Un traguardo raggiunto grazie ad una devastante prestazione di tutta la truppa agli ordini di coach Williams. Dai soliti Booker (22 punti, 7 rimbalzi, 4 assist) ed Ayton (16 punti, 17 rimbalzi, 2 stoppate, 8/10 al tiro) fino a Crowder (19 punti, 5/9 dall’arco) e Bridges, passando per la second unit trainata da Payne (7 punti, 7 assist). I Suns chiudono gara-6 tirando con il 56.4% dal campo e il 54.8% dall’arco.

Dall’altra parte invece i Clippers non potevano fare di più: privi di Leonard e Zubac, difensivamente troppo altalenanti e offensivamente imprecisi (41.8% dal campo e 30.8% dall’arco), gli uomini di coach Lue si sono dovuti arrendere ad un destino segnato.
Paul George chiude la sua postseason con una prova da 21 punti e 9 rimbalzi, in una condizione fisica tutt’altro che ottima (e non potrebbe essere altrimenti dopo aver condotto da primo violino i losangelini alle prime Conference Finals e aver dato tutto in gara-5). Morris aggiunge alla causa 26 punti e 9 rimbalzi, mentre Jackson trova una serata storta al tiro e piazza a referto solo 13 punti (4/12), conditi comunque da 8 assist e 2 rubate. La panchina non viene utilizzata più di tanto, ma Cousins e Batum contribuiscono in maniera comunque positiva.
Nota a margine per Beverley, che piazza 11 punti e mette la solita aggressività da schizofrenico, ma nel finale perde la testa e si fa espellere per una spinta (alle spalle) ai danni Chris Paul. Insomma, l’ennesima macchia che riassume la sua carriera.


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