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L’NBA del Bel Paese: la situazione del trio italiano nella lega

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Chi arriva, chi resta e chi invece se ne va. Non è la trama di un film o un libro ma la sintesi assoluta del destino degli italiani in NBA per questa stagione.


Nico Mannion

Partiamo dal primo, il più piccolo e il più recente acquisto dell’NBA prodotto dallo Stivale.

Nico Mannion è approdato ai Golden State Warriors da quarantottesima scelta al Draft di quest’anno, ma ha subito incontrato i favori della squadra. Steph Curry in particolare ha speso belle parole per il prodotto di Arizona State, vista anche la partecipazione dello stesso al camp estivo del due volte MVP nel 2018. L’opinione della star dei Warriors non può che essere molto pesante per il futuro di Nico, visto soprattutto l’attuale two-way contract con cui è legato alla franchigia. Accordo che al momento non garantisce a Nico una presenza sicura per la stagione 2020/21.

Le prime partite di preseason, in cui ha avuto un minutaggio risicato, hanno fatto vedere i suoi limiti ma anche tutte le sue caratteristiche di altruismo e intelligenza cestistica. Valori che piacciono a Steve Kerr e che potrebbero, se riuscirà a conquistare la fiducia di compagni e staff, ritagliargli uno spazio, anche minimo, all’interno del roster.


Nicolò Melli

Da un Nico all’altro. Nicolò Melli è rimasto ai New Orleans Pelicans: la sua prima stagione è partita con un compito pesante, ossia sostituire in quintetto il grande assente Zion Williamson, per poi dover incarnare il classico role player tuttofare dopo il rientro del prodotto di Duke. Le medie finali dell’annata 2019/2020 hanno recitato 6.6 punti (42.1% dal campo e 33.5% dall’arco), 3 rimbalzi e 1.4 assist a partita in quasi 18 minuti di impiego.

L’apporto dell’ex Fenerbahce è però andato molto al di sopra dei numeri, garantendo ai Pelicans quel QI cestistico tipico dei veterani dei campionati europei capaci di leggere gli spazi in pochi secondi ed operare la scelta migliore il più velocemente possibile. Da role player ha garantito anche partite tra i 10 e i 20 punti, con discrete percentuali dal campo e dall’arco.

Quest’anno il roster sembra essersi rinforzato, allungando le opzioni in partenza dalla panchina. Per il tipo di gioco proposto da Van Gundy, il nostro Melli dovrebbe rivelarsi ancora una pedina estremamente utile. Già soltanto nella prima partita prestagionale è rientrato perfettamente nelle sue medie (8 punti e 4 rimbalzi), riuscendo a replicarsi positivamente anche nel secondo match (9 punti e 5 rimbalzi).
Con la presenza fissa di Zion, la definitiva esplosione di Ingram e l’aggiunta di un veterano come Eric Bledsoe, buona parte dei possessi e delle responsabilità offensive passeranno dalle loro mani, perciò sicuramente Nicolò potrà giocare senza dover strafare. Dovrà dare quel contributo di solidità su ambo le metà campo che non magari non verrà evidenziato dalle statistiche o dalle giocate nei momenti chiave.

I 15 minuti a partita non sembrano quindi essere in pericolo in alcun modo, senza contare che un giocatore con le sue caratteristiche, considerando che la franchigia quest’anno punta sicuramente ai playoff, rappresenta una freccia che può far sicuramente comodo nella faretra di New Orleans.


Danilo Gallinari

Dulcis in fundo, uno dei pezzi più importanti dell’ultima free agency: Danilo Gallinari.

La stagione trascorsa ai Thunder è servita soltanto a confermare quello che già si sapeva: Gallinari non è in NBA per fare il compitino. Al fianco di Chris Paul, altro veterano di passaggio in Oklahoma, ha guidato OKC da outsider ai playoff come quinta squadra della Western Conference – non proprio una passeggiata – portando poi i Rockets fino alla fatidica gara-7 (e andando veramente vicino al passaggio del turno).

In tutto ciò è risultato essere il terzo miglior scorer della squadra (appena 0.3 punti al di sotto del migliore, Gilgeous-Alexander) e tra i più solidi per medie complessive: 18.7 punti, 5.2 rimbalzi e 1.9 assist ad allacciata di scarpe. Il tutto dimostrandosi il tiratore più affidabile dall’arco, con un 40.5% a fronte di 7.1 tentativi a partita che rappresenta la sua migliore media in dodici anni in rapporto ai tiri tentati.

In questa offseason il Gallo ha preso una decisione che ha fatto discutere molti addetti ai lavori e storcere il naso a tanti tifosi italiani – e non solo – che avrebbero preferito vederlo in un’attuale contender.

Danilo ha scelto di sposare la causa degli Atlanta Hawks: l’aspetto economico sicuramente ha aiutato (la franchigia della Georgia gli ha garantito un contratto triennale da 61.5 milioni), ma con questa firma è entrato anche in un progetto tra i più interessanti nella NBA attuale. Il roster degli Hawks non conta solo Trae Young, uno dei volti del futuro della lega, ma anche giocatori del calibro di Rondo, Collins, Capela e Bogdanovic. Coach Pierce ha già detto che Gallinari dovrebbe partire dalla panchina, guidando così la second unit, e viste le qualità indiscusse del giocatore potremmo trovarci davanti (perché no?) ad un serio candidato per il premio di Sesto Uomo dell’Anno.

Il Gallo sarà chiamato a dare tutto il suo considerevole contributo per garantire agli Hawks quella postseason che manca da tre anni. Atlanta ha le carte in regola per assicurarsi questo risultato e la squadra sembra già aver integrato al meglio i nuovi innesti. Parlare di titolo ovviamente è ancora molto prematuro, ma di sicuro potrebbero essere una mina vagante sia nella regular season che durante i playoff.

Il compito del buon Danilo, così come degli altri veterani appena arrivati, sarà anche quello di aiutare i giovani talenti del roster a maturare e allo stesso tempo dare solidità proprio nei momenti chiave della stagione. Una scelta sicuramente strana se l’obiettivo iniziale – come da lui stesso confermato – era arrivare a vincere l’anello, ma allo stesso tempo una scelta interessante che mette finalmente gli Hawks sulla mappa delle squadre di cui doversi preoccupare.

Tra i tre italiani sicuramente è quello che ha maggiori possibilità di non vedere la sua stagione conclusa con le settantadue partite.



C’è tanta incertezza quindi nel futuro dei nostri connazionali ma anche tante aspettative e tante buone sensazioni, condite da quel piccolo ritaglio di emozione e orgoglio nel vedere un po’ di tricolore nel campionato più bello del mondo. Perciò, stelle o no, Playoff o no, anche quest’anno un grosso in bocca al lupo ai “nostri” Azzurri.




Articolo a cura di Gianluca Bortolomai

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